Violenza sulle donne: cos’è lo ius corrigendi?

Il 27 aprile si è tenuta presso L’istituto di Storia Medievale di Roma la conferenza La violenza sulle donne nel Medioevo, per promuovere l’uscita del libro omonimo. Gli autori hanno riportato episodi di femminicidio nella storia medievale. L’uomo, da questi, ne esce spesso vincitore poiché giustificato da una legge: lo ius corrigendi. Ma cos’è lo ius corrigendi?

 

Quando si parla di violenza sulle donne non si può far a meno di nominare il femminicidio. Per l’epoca medievale Gabriella Piccinni, docente di Storia Medievale presso l’Università di Siena, ha analizzato i motivi che permettevano così tante violenze, soprattutto in ambito famigliare. «Il femminicidio viene dalla struttura patriarcale, si tratta di una deformazione del concetto di proprietà all’interno della famiglia: i membri della famiglia sono miei e se si distaccano da me e vogliono prendere decisioni che a me non piacciono intervengo fisicamente».
«Questo tema ci ha portato ad analizzare il piano giuridico istituzionale. Abbiamo studiato processi in cui si giocavano molte battaglie per gli individui sottoposti a violenza. Molti di questi processi erano di tipo giustificativo, le giustificazioni che venivano usate più spesso erano legate alla cultura, ovvero al disonore».

 

 

«Molta della violenza, infatti, si gioca su due concetti: debolezza e onore. Ma l’onore di chi? Di chi è proprietario della donna, il pater familia o il coniuge». 

Un punto centrale per l’applicazione di questi concetti era lo ius corrigendi: l’esercizio del diritto della violenza correzionale sulla moglie, nato nel mondo romano, permetteva all’uomo di arrivare ad un certo punto di violenza perché la donna era debole, e quindi andava protetta e corretta anche con la forza.

«L’uomo era condannabile se esagerava: si consigliava all’uomo la moderazione e alla donna la pazienza. Questo però non bastava, poiché si aprivano comunque motivi di abuso».

Soltanto nel 1956 la Corte di Cassazione fa decadere l’art. 571 (ius corrigendi): il marito perde il potere educativo e correttivo del pater familia che comprendeva anche la coazione fisica. 

Anna Esposito, docente di Storia Medievale presso La Sapienza, svela però alcuni sistemi di difesa: «alcune donne riuscivano a farsi rilasciare dal notaio una carta di sicurtà. Sottoscritta di fronte al notaio da mariti maneschi per convincere le mogli, che spesso si erano allontanate per paura, a ritornare a casa impegnandosi per il futuro a non castigarle plus quam deceat, non usando lo ius corrigendi in maniera inopportuna».  

 

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