Una nuova Europa più vicina alle persone. Una tavola rotonda a Roma Tre

Una nuova Europa più vicina alle persone è il titolo dell’incontro che si è svolto giovedì 6 dicembre, presso la scuola di Lettere Filosofia e Lingue dell’Università Roma Tre e che ha ospitato la Lectio magistralis del Prof. Massimo Cacciari. All’incontro hanno partecipato il Rettore dell’università di Roma Tre, Luca Pietromarchi, il Direttore del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, Prof. Paolo D’angelo e il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Una tavola rotonda per riportare l’Europa al centro del dibattito universitario, e perciò organizzata in quei luoghi che sono poli di diffusione del sapere e della cultura. In tale direzione si muove anche il progetto di dialogo europeo, ufficializzato nel discorso di apertura dal Rettore Pietromarchi: un programma, indetto per marzo 2019, di conferenze, incontri e seminari, nato dall’unione delle tre università romane (La Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata).  Una «missione culturale per rilanciare l’Europa» come l’ha definita Nicola Zingaretti. Secondo il Presidente della Regione Lazio, occorre oggi più che mai «sollecitare una mobilitazione collettiva», in direzione di una trasformazione e una riforma dell’Europa.  Zingaretti –  a cui è spettato il compito di introdurre la Lectio di Cacciari –  ha parlato, inoltre, dell’urgenza di «riportare l’Europa a essere protagonista sul piano culturale e politico» e di ravvivare uno spirito europeo.  Il presidente, ha più volte evidenziato l’importanza di innescare un nuovo dibattito collettivo sull’Europa e trovare quel coraggio necessario per «gettare il cuore oltre l’ostacolo».

Sul crinale di una coscienza ferita si è avviato, invece, il discorso di Massimo Cacciari; una coscienza che è quella dei padri fondatori, segnata da una sconfitta: l’Europa, infatti, inizia a pensare la sua unità dopo che ha travolto l’intero pianeta in due tragedie senza pari. L’Europa non si afferma sulla considerazione positiva della propria cultura e delle proprie tradizioni – non è più quel «leone affamato che ha tenuto in affanno il genere umano». Invero, la grande idea che ha guidato la storia europea è la considerazione dell’Europa come «centro sacrale della terra». La situazione attuale è radicalmente diversa da quella dei padri fondatori: oggi l’uomo europeo si trova, infatti, di fronte a un processo rivoluzionario. Il mondo ha conosciuto una catastrofe, un mutamento di stato (per Cacciari questo processo si avvia dalla caduta del muro di Berlino). Sono cambiate le ragioni di scambio nel pianeta e anche i privilegi di cui l’Europa ha goduto fino agli anni 70, sia  per quanto riguarda le materie prime sia per le fonti di energia. Oggi si assiste a una perdita di peso culturale, politico, di quei grandi aggregati (borghesia – movimento operaio) attorno ai quali si costruiva la costituzione sociale di un paese. Uno dei grandi errori europei, afferma Cacciari, è quello di «non aver costruito una sovranità europea». Senza sovranità non è pensabile il costituirsi di una comunità, senza sovrano non ha senso il darsi una moneta unica. Il pericolo per l’Europa è rappresentato dal «capitalismo politico», in altre parole: la sussunzione della dimensione politica nella dimensione economico-finanziaria. Questo capitalismo politico è cosmopolitico; avverso alle potenze politiche, la sua azione contrasta la formazione e la ripresa di un disegno unitario europeo. Più l’Europa perde la sua sovranità, più si moltiplica il ritorno a idee e nostalgie sovraniste-populiste.  In linea con quanto auspicato da Zingaretti, per Cacciari l’Europa deve ripartire dal concetto di democrazia rappresentativa, fondata su una reale partecipazione, su un reciproco rapporto tra rappresentante e rappresentato: intesa dunque come una forma di governo strutturata sull’articolazione del potere.

In conclusione, si può evidenziare a margine dell’incontro Una nuova Europa più vicina alle persone, che, al di là delle posizioni politiche, personali, di ogni singolo individuo, l’Europa ha bisogno d’iniziative come quella qui riportata. L’Europa ha bisogno d’interrogarsi, di esaurire le sue rappresentazioni, accompagnarsi coraggiosamente verso quel periglioso cammino, attraverso la storia dei suoi innumerevoli climi e trovare infine la forza di pensare il suo declino, per rinascere come origine che si rinnova nel tempo.

 

Michele Scarpati

 

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