Tra Storia e storie: Le verità dei vinti, di Mascilli Migliorini

Quando la Storia e la narrazione si incontrano occorre stare attenti, perché c’è il rischio che si stia per assistere a qualcosa di molto bello. Sarebbe meglio, a dire il vero, dire “quando la Storia si incontra con la finzione narrativa”, con la fantasia: ogni volta che si parla della Storia, infatti, si assiste in qualche modo ad una narrazione.
Il libro del Prof. Luigi Mascilli Migliorini, ad ogni modo, non lascia dubbi: vuole essere qualcosa di bello, e ci riesce. Le verità dei vinti. Quattro storie mediterranee (Roma, Salerno Editrice, 2017), infatti, riesce a farci entrare in quattro diverse realtà che non hanno attirato l’attenzione della storiografia. Esse si distribuiscono nell’arco di pochi secoli, abbracciando tutto il Mediterraneo.
La prima si intreccia con la paura. Entrando nei timori di chi il 28 maggio 1453, il giorno prima dell’entrata di Maometto II a Bisanzio, rimane sveglio pensando all’ineluttabilità della propria sorte, della propria schiavitù, della fine del proprio mondo. Quando il sovrano turco entrerà in città, poi, dovrà fare i conti con la frattura che egli stesso ha provocato, e provare a governare un popolo che ha il peso di una grande tradizione e la consapevolezza di vederla trasformarsi per sempre.
Nella seconda, invece, è l’Occidente ad entrare in Oriente: siamo nel 1798, alle porte di Alessandria, in compagnia di un intellettuale illuminista – uno dei tanti che hanno deciso di seguire Napoleone in questo progetto folle e lucido. In questo mondo sterile, in cui il vuoto delle vie un tempo affollate riecheggia delle antiche magnificenze, la speranza è quella di regalare un futuro prospero, sotto la guida dei princìpi illuministi. Un progetto di liberazione, insomma, che però si scontrerà con la realtà di un popolo che la vive in tutt’altro modo: un’invasione, una violenza bellica e culturale.
La terza ci porta a Napoli, nella sera del 9 settembre 1943: gli Alleati stanno sbarcando a Salerno, e il Sud torna nell’eterno bivio tra il sentirsi protagonista o terra di conquista. I drammi del processo di indipendenza algerino, infine, sono lo sfondo della quarta ed ultima storia: un’altra storia di sangue, sangue civile versato a cavallo tra l’attentato di Algeri (10 agosto 1956), da parte unionista, ed il massacro di Melouza (28 maggio 1957), da quella indipendentista. La guerra civile, il dolore, l’incertezza del futuro: qui tutti sono dei “vinti”. Quattro scene mediterranee insomma; quattro realtà a cui forse non ci è capitato di pensare, legate tutte da un unico filo.

Enrico Giordano

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