Storia e sociologia: da un tirocinio a uno spunto di riflessione

Fare ciò che più appassiona è il sogno di tutti. Come quello di Rossella Viola, dottore di Ricerca in Teoria e Ricerca Sociale presso il Dipartimento di Scienze Sociali ed economiche, insegnante di Sociologia dell’Educazione all’Università dell’Aquila oltre che collaboratrice con il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma.

Nel 2015 entra in contatto con l’ISEM grazie al Bando Torno Subito, con il progetto dal titolo “Europa e America Latina: la costruzione di un percorso storico e politico di reciproca influenza. Italia e Messico alla prova dei movimenti sociali”.

Dalla collaborazione con l’ISEM è nato l’incontro di studio sul tema “Storia e Scienze Sociali: un confronto necessario“, svoltosi a Roma l’11 maggio. Durante l’evento sono intervenuti numerosi studiosi: Anna Maria Oliva, ricercatrice presso ISEM; Marcello Verga, direttore ISEM; Franco Ferrarotti, sociologo; Angliolina Arru, storica; Paolo De Nardis, sociologo; Gioia Di Cristofaro Longo, antropologa; Riccardo Pozzo, filosofo.

 

Guarda:  le foto degli interventi!

 

Alla dott.ssa Rossella Viola è spettato l’onere di dare le motivazioni di tale incontro:
«Abbiamo deciso di organizzare questo seminario perché da scienziati sociali quali siamo, seppur con differenti specializzazioni, riteniamo necessario riflettere oggi sullo stato dei rapporti tra le varie scienze sociali. Essendo consapevoli e convinti del fatto che non vi possa essere una scienza predominante nel vasto dominio della conoscenza e che, quindi, non vi possa essere una concezione storica, o sociologica, o antropologica da assumere come guida, ne discende che non vi possa essere una disciplina che possa prescindere validamente dalle altre».

 

 

Prosegue la dott.ssa Viola «Di fatto, tutte le scienze che hanno come comune oggetto di studio la vita collettiva dell’uomo tendono oggi a fondersi sotto etichette come “interdisciplinarietà”, “multidisciplinarietà”, “pluridisciplinarità”, sottolineando, da un lato, la complessità di indagare una realtà così articolata ed eterogenea come quella della vita collettiva degli uomini e, dall’altra, l’evidenza e la necessità che le nostre scienze – le scienze sociali – debbano comunicare tra di loro per poter studiare, sotto differenti punti prospettici, tale oggetto di studio».

Storia e sociologia devono necessariamente comunicare: non si chiede loro di consolidare le proprie caratteristiche, definendo le proprie finalità e i propri metodi, ma si auspica ad una linea comune. «Consideriamo, per questo, ancora attualissima una frase del Prof. Franco Ferrarotti, intervenuto nel seminario: abbiamo perso la quotidianità e non abbiamo più la storia. Viviamo in bilico fra due vuoti. Ciò accade nel momento in cui bisogna che il quotidiano diventi storia perché la storia sia storia di tutti (La storia e il quotidiano – 1986)».

«Il prof. Ferrarotti sostiene che la storia totale non è possibile,  è necessario che la storia si occupi anche della quotidianità, una storia cioè in grado di dialogare con le altre scienze sociali e con la sociologia e allo stesso tempo che la sociologia si apra alle altre scienze sociali perché le questioni di cui si occupa l’analisi sociologica sono questioni condizionate storicamente».

 

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Di Caterina Valletti

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