“Migrazioni e sostenibilità” a Tor Vergata

Lo scorso 23 maggio, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, ha avuto luogo l’iniziativa “Migrazioni e Sostenibilità” nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile 2019. I Dipartimenti di storia, patrimonio culturale, formazione e società e quello di studi letterari, filosofici e di storia dell’arte hanno organizzato questa giornata con lo scopo di “approfondire le tematiche dello sviluppo sostenibile attraverso la chiave di lettura delle migrazioni, declinata sotto diversi punti di vista disciplinari e in un format molto vario che comprende iniziative laboratori e percorsi di ricerca dedicati alle scuole, incontri e dibattiti, mostre, concerti.”

Molte sono state le iniziative svolte durante la giornata con diverse chiavi di lettura del medesimo tema, e abbiamo avuto modo di seguirne alcune con forte interesse.

Incontro cibi, spezie, aromi e culture

Nel laboratorio di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana, il tema è stato l’Incontro cibi, spezie, aromi e culture. Gli studenti del laboratorio, rigorosamente in abiti dell’epoca, hanno organizzato una ricostruzione storica dell’età imperiale romana, preparando tre allestimenti (spezie e aromi; olio, assenzio e vino; legumi) con accoppiamenti, ricette e miscele tipici, come ad esempio il mulsum (vino e miele) o il rosatum (vino e rose): un percorso di storia, sapori e profumi del Mediterraneo come terra di migrazioni e mescolanza di culture. Fonti delle ricette sono stati naturalmente gli scritti del famoso gastronomo Marco Gavio Apicio.

Le migrazioni ottocentesche e la sostenibilità della prima globalizzazione: per comprendere il mondo di oggi. Una lezione di storia dei prof. Gianluca Fiocco e Luigi Biondi sui primi passi della globalizzazione che risalgono intorno alla metà del 1800, con le nuove invenzioni e scoperte quali le ferrovie, il telegrafo, la navigazione a vapore che contribuirono ad una contrazione dello spazio e del tempo, con un mondo percepito sempre più piccolo e mete lontane raggiungibili più facilmente, ed il conseguente e rapido sviluppo del commercio. I docenti hanno poi ripercorso anche le tappe del flusso migratorio di quegli anni, anche più intenso di quello d’oggi: una stimolante conversazione con lo scopo di innescare nel pubblico in aula una riflessione sull’attualità e sul concetto di globalizzazione nei suoi lati negativi e positivi. Il pubblico, composto per la maggior parte da giovani studenti, è stato partecipe e ha reso questo incontro non solo una “lezione di storia” ma un vero e proprio dialogo, dimostrando quanto fossero di forte interesse i temi affrontati.

Testimonianze migranti, dalle scuole, dall’università al territorio

Testimonianze migranti, dalle scuole, dall’università al territorio. Le parole dei ragazzi della scuola di lingua italiana per stranieri Penny Wirton, del laboratorio di scrittura dell’Università Tor Vergata, del liceo E. Amaldi, dei ragazzi e responsabili dell’ex CARA di Castelnuovo di Porto.

Qui uno non aiuta, ma cerca aiuto, e da questo lavoro si può ricavare più miele che da tutti i fiori di Marienbad. (Franz Kafka) è il motto della scuola P. Wirton

Varie le letture di racconti riguardanti il fenomeno migratorio scritti dai ragazzi dei laboratori. Hanno avuto spazio anche testimonianze di ragazzi del centro accoglienza “Mondo Migliore” di Rocca di Papa – che ospita diverse persone provenienti dall’ex CARA di Castelnuovo di Porto – originari di Senegal, Egitto, Palestina che hanno condiviso la loro storia fatta di viaggi, speranze e forza di volontà per reinventarsi e costruirsi una nuova vita in Europa. Tra i ragazzi c’è Ansu, diciannovenne senegalese che ha raccontato del suo interminabile viaggio attraverso il Mali, Burkina Faso, Niger ed il deserto fino ad arrivare in Libia, dove è rimasto per circa sei mesi in una situazione di assenza di regole e stabilità. Ansu ha appena terminato le scuole medie (non gli sono stati riconosciuti gli studi effettuati nella sua terra natìa) e ora è al liceo, ma è anche un atleta e podista dell’Athletica Vaticana nonostante la sua fede islamica: lo sport non conosce religione. Ci sono poi le storie dell’italo-palestinese Jasmin, di altri ragazzi senegalesi ed egiziani che hanno affrontato – e affrontano tutt’ora – le difficoltà derivanti da questa nuova vita che stanno cercando di costruirsi, con l’aiuto di chi lavora in Mondo Migliore.
Preziosa è stata anche la testimonianza dei docenti del liceo Amaldi di Roma che, attraverso il suo “sciopero al contrario”, ha lanciato un appello già mesi fa su alcuni quotidiani: dedicare due ore a settimana durante l’orario scolastico per riflettere sull’attualità e sulla situazione critica dei migranti, su quello che succede tutti i giorni nel territorio italiano ed europeo, per educare e sensibilizzare gli studenti e “rompere l’indifferenza e la rassegnazione”. L’iniziativa ad aprile si è trasformata in un vero e proprio laboratorio per fare informazione, con cui gli studenti possono continuare ad esprimere le loro idee con dei racconti e diffondere la conoscenza e l’importanza dei concetti di accoglienza e integrazione.
Tra ostacoli burocratici e sociali, le difficoltà dell’apprendere la lingua italiana, i diversi background di provenienza c’è solo una frase che unisce tutte le storie di questi ragazzi, quella con cui Jasmin conclude il suo racconto: l’Italia è casa.

Musiche migranti 1

Un pomeriggio di arte nella piazzetta della macroarea, dove era esposta la mostra fotografica Tutti sulla stessa barca. Storie di un viaggio fino alla periferia romana, e dove studentesse e studenti hanno offerto cartoline dipinte e disegnate da loro sui temi degli eventi che si sono susseguiti.

Dopo la proiezione del corto My Tyson vincitore del premio quale miglior documentario MigrArti alla 75° mostra del Cinema di Venezia, il regista Claudio Casale ha raccontato la costruzione del film e i lunghi mesi di lavoro a fianco di Alaoma Tyson, il campione italiano dei pesi medi. Ha raccontato come, quando pensava di aver costruito la narrazione del film, la conoscenza della madre di Tyson abbia sconvolto il percorso narrativo portandolo ad una storia a due voci: perché senza la narrazione della madre non sarebbe stata comprensibile quella del figlio.

Il pomeriggio è proseguito con musiche, letture e performance fino a sera.

 

Jessica Bonanno

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