Mediterraneo fra passato e presente – dialoghi interdisciplinari

Successo per Mediterraneo fra passato e presente – Dialoghi interdisciplinari, tenutosi il 4 e 5 giugno 2019 presso la Biblioteca Guglielmo Marconi, Consiglio Nazionale delle Ricerche: organizzate dall’Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee, due giornate hanno dato modo di scambiare idee e saperi su un tema così ampio come quello del Mediterraneo, spazio comune di circolazione di uomini, di idee e di sfide. Numerosi sono stati gli interventi da parte di docenti e ricercatori italiani e spagnoli, che hanno toccato i quattro temi proposti: migrazione, plurilinguismo, frontiera, identità, come quattro assi fondamentali per una nuova ricerca.

Antonio Lamarra (ILIESI-CNR) e Flocel Sabaté Curull (Università di Lerida) hanno inaugurato la prima giornata sottolineando il ruolo che ricopre il Mediterraneo come luogo di migrazione, un fenomeno attuale e occasione di arricchimento per la collaborazione tra le istituzioni spagnole ed italiane con un confronto su metodi interdisciplinari diversi. Ci si chiede cosa rappresenti oggi il Mediterraneo, ed i due elementi principali – trascorso storico e mancanza di dialogo tra due sponde “che non si guardano” – fanno sì che oggi non ci siano più solo elementi comuni, ma anche e soprattutto motivi di scontro.

Nella sessione successiva, José Vicente Cabezuelo Pliego (Università di Alicante) ha incentrato il suo intervento sulla frontiera sud-valenciana e sul modo in cui essa è stata studiata come origine di una mentalità diversa, in relazione all’espansione islamica nel sud della Spagna. La frontiera è paura, tensione, nemici, violenza; è sempre esistita, ha anche portato benefici. Cristina Marras (CNR, ILIESI) ha cominciato con una citazione: “Il Mediterraneo riceve più nomi, in rapporto alle terre alle quali arriva” (Gerhard Kremer, in arte Mercatore, Atlante, 1609). Un Mediterraneo composito, che mette insieme concetti “anfibi” geopolitici, pronto a sfumare i propri contorni tra occidente ed oriente. Marras ha poi sviluppato tre linee di riflessione sulla parola “Frontiera”, partendo dalla geopolitica: frontiera intesa come uno spazio, “finis, limes, ora”, oltre il quale c’è qualcosa da scoprire e colonizzare, una linea che crea dialogo e conflitto, e anche militarizzazione; passando per la frontiera linguistica, perché la traduzione implica la relazione; concludendo con la ricerca di frontiera, capacità di porsi in modo dialogico accettando la sfida dei limiti, frontiera come posto di contrapposizione ma non di scontro.

Rosanna Godi, introducendo la sessione sull’identità, ha sottolineato come questa non sia immutabile, ma si modifichi in base ai contesti sociali, culturali, anagrafici, di genere, ecc. Juan Francisco Jiménez Alcazar (Università di Murcia) ha illustrato i suoi studi sull’identità considerando i termini essere – apparire – stare. L’identità spagnola nasce nel medioevo e continua nell’età moderna e considera l’Argentina come unione del Mediterraneo – Spagnoli ed Italiani che si incontrano in America. Con Sergio Benvenuto (CNR, ISTC) ci siamo addentrati nella visione della psicanalisi del concetto di identità. In psicanalisi non esistono le identità, esse sono illusioni fluttuanti; esistono però le identificazioni. Tra gli esempi, si è soffermato su quello dell’identitarismo politico, la rivendicazione nazionale o regionale ed i populismi, ideofascismi, rifiuto dell’immigrazione quale elemento dell’identificazione, e sulla necessità di appartenere a qualcosa o essere contro qualcosa: tifoseria, partito politico o territorio che sia.

Nella sessione dedicata alle migrazioni, L’intervento di Flocel Sabaté Curull (Università di Lérida) è stato incentrato sul binomio “storia e migrazioni”: l’evoluzione biologica e quella culturale si sono sviluppate insieme sin dall’inizio dei tempi, le migrazioni si sono ripetute nella storia. Ogni cambiamento culturale è conseguenza della migrazione anche nella storia antica, i nuovi popoli che arrivano e portano cambiamenti. Ha anche considerato il tema della permeabilità, dei valori culturali accettati come propri e la delimitazione società-migranti. Corrado Bonifazi (CNR, IRPPS) ci ha fornito un interessante studio statistico circa migrazione e demografia. Le migrazioni non sono facilmente definibili al contrario della demografia (i cui oggetto di studio sono le nascite e le morti): le migrazioni sono così definibili quali “cambiamenti dello spazio di vita individuale, intendendo con tale espressione la porzione di spazio in cui la persona esplica le proprie attività” (Courgeau, 1980). Bonifazi ha successivamente illustrato le raccomandazioni internazionali (Nazioni Unite 1998, tipologia ILO, regolamento della Commissione, la definizione UN di “migrante”) per poi arrivare ad un approccio multidimensionale basato su criteri complessi, mostrando grafici e statistiche.

Marco Accorinti, nell’introdurre la sessione sul plurilinguismo, ha ricordato Tullio De Mauro “In Europa son già 103. Troppe lingue per una democrazia?”. L’intervento di Maria Eugenia Cadeddu (CNR, ILIESI) si è incentrato sul ruolo della lingua sarda e della “privazione” del territorio della Sardegna, considerata un’isola priva di collegamenti col mondo: la lettura di alcuni testi, tra cui una lettera di A. Gramsci in lingua sarda indirizzata alla sorella, hanno contribuito a comprendere meglio l’unicità e la particolarità di questa lingua. È difficile definire l’identità sarda ed il ruolo sardo nei confronti degli spagnoli, come è difficile trovare motivi per la “resistenza sarda”: la Sardegna ha una cultura propria, con plurilinguismo divenuto proprio. Maria Francesca Ponzi (in sostituzione di Sabine Koesters Gensini, Sapienza Università di Roma) ha illustrato la sua ricerca sulla definizione di plurilinguismo, il suo rapporto con l’italiano e la migrazione degli Jeckes. Il plurilinguismo, così come definito dalla Treccani, non è un’eccezione, ma una condizione normale. Ha presentato il caso degli Jeckes, ossia gli ebrei tedescofoni che si sono stabiliti in Palestina tra il 1933 e l’inizio della seconda guerra mondiale per sfuggire alle persecuzioni del nazionalsocialismo che ebbero molte difficoltà ad imparare l’ebraico moderno, tanto che alcuni tra i più anziani non l’impararono mai.

 

Jessica Bonanno

 

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