#iorestoacasa: Isem e il “lavoro agile” – 2

Anche Maria Grazia Rosaria Mele ha risposto alla nostra domanda: “con quale spirito i dipendenti Isem affrontano il lavoro da casa?“ raccontandoci la sua esperienza e le sue riflessioni.

 

Lavoro agile ai tempi del coronavirus

In un battibaleno tutto è cambiato senza che apparentemente sia cambiato nulla. I tempi in cui mi spostavo per partecipare a commissioni di dottorato oppure per i convegni sembrano così lontani, eppure si possono contare in settimane. Dal 9 marzo sono in “lavoro agile”; in realtà non faccio altro che lavorare a casa come ho fatto tantissime altre volte, fino a qualsiasi ora e ad oltranza, se la situazione lo richiedeva. Ma ora è diverso. Cambia lo stato d’animo, cambiano le prospettive, perché come tutti, anche io non so fino a quando vivremo in questa emergenza, minacciati da un morbo che costringe alla terapia intensiva e causa tanti decessi. Mentre scrivo queste parole sento la TV: dicono che forse sarà così fino a maggio. Chissà! Ma tant’è. Questa è la situazione e con questa dobbiamo rapportarci, vivendo giorno per giorno.

Se in prima linea, a rischiare la vita sono medici e infermieri e tutti coloro che garantiscono i servizi essenziali, per chi fa ricerca in campo umanistico, per fortuna, lavorare da casa non è un problema, se hai un pc, una rete ed una buona scorta di libri e di documenti d’archivio.

Schedo testi e fonti documentarie cinquecentesche per il progetto Città tra mare e laguna: da Santa Gilla a Cagliari. Aspetti archeologici, geologici, storici, insediativi e sociali (coordinato da Marcello Verga) che portiamo avanti in collaborazione con le Università di Cagliari e Sassari, grazie a un finanziamento della Regione Autonoma della Sardegna (L.R. 7/2000). Con altri storici, esperti di geografia storica, archeologi, geologi e architetti lavoriamo ad un progetto congiunto per individuare, studiare e valorizzare il sito dell’antica capitale medioevale di Santa Gilla e il multiculturale quartiere portuale cagliaritano della Marina. Per quanto mi riguarda, prendo in esame ciò che è stato scritto e implemento il mio database con gli appunti sui documenti che, sempre per fortuna, avevo appena esaminato. Posso usufruire delle fonti documentarie online garantite dal Portale degli Archivi Spagnoli Pares. Sono impegnata a ricostruire le dinamiche insediative e alcuni aspetti politici e sociali del quartiere portuale cagliaritano nel Cinquecento. Vorrei farlo attraverso gli atti notarili.

Ma se non è un problema lavorare a casa, al momento ci è preclusa qualsiasi possibilità di scambio di ricercatori, di missioni al di fuori dalla nostra sede. Sempre all’interno dello stesso progetto, avevamo in animo di organizzare un evento e una mostra fotografica dal titolo Ricostruiamo insieme la storia di Cagliari? Cittadini e studiosi alla ricerca di testimonianze sconosciute. Ho l’impressione che dovremo attendere ancora a lungo prima di poterci ritrovare insieme e poter riprendere con i seminari e i congressi.

A fine marzo, con alcuni colleghi dell’ISEM e dell’università degli studi di Cagliari, avrei dovuto partecipare al congresso FORTMED, che il 26-28 marzo 2020 si sarebbe dovuto tenere a Granada. Sarebbe stata una splendida occasione internazionale per presentare il progetto ed esporre un mio primo intervento sempre sul tema. A fine febbraio, il coronavirus si diffondeva con preoccupanti numeri in Italia, mentre in Spagna pensavano ancora di poter realizzare l’iniziativa sfruttando le videoconferenze per chi non sarebbe stato presente. Ma così non è stato. Il divieto di congressi, insieme a tutto ciò che comporta assembramento di persone, ci ha costretto ad una sosta. Anche la semplice partecipazione a commissioni varie e l’attività di ricerca in archivi e biblioteche, che non siano online, non può essere portata avanti. Ora dobbiamo restare a casa, per il bene di tutti. Ne faremo a meno, per il momento e, anche se la partecipazione di persona stimola la creatività, pone nuove problematiche e apre al confronto, sono certa che utilizzeremo o troveremo, cammin facendo, nuove e ottime alternative per ovviare a questa situazione e per continuare a portare avanti gli studi di storia comparata e di respiro internazionale, insieme agli altri colleghi di enti omologhi al CNR e delle università.

La mostra fotografica potrà aspettare e, una volta superata anche questa difficoltà, potremo forse apprezzare molto di più, coinvolgendo tutti i cittadini cagliaritani, il senso del “ricostruire insieme”…  Sicuramente, per me, ora, esaminare un qualsiasi documento che si riferisca agli anni delle pestilenze del passato e a quello che avvenne dopo, alla ricostruzione, avrà un altro significato. Ho tanto da studiare e da approfondire.

#Io resto a casa

 

Maria Grazia Rosaria Mele

 

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