Il futuro in mano alle ragazze

Il futuro in mano alle ragazze, il titolo non è originale, ma lo si legge sulla stampa da qualche tempo. Il futuro è in mano alle donne è un’affermazione che viene associata agli argomenti più disparati: contraccezione, agricoltura, industria, new economy e via di seguito.

Vandana Shiva e Greta Thunberg (dalla rete)

Che il futuro dell’economia mondiale sia in mano femminile è stato messo in luce sia dal rapporto Oxfam 2019 che da quello della Bank of America Merrill Lynch Global Research: entrambi i rapporti affermano la necessità di equiparare la ricchezza delle donne a quella degli uomini. La Merrill Lynch ha anche quantificato la perdita dell’economia mondiale, da qui al 2025, se non si comincerà a ridurre la disparità di opportunità tra i generi: ben 28.000 miliardi di dollari, una cifra quasi pari alla produzione economica di USA e Cina insieme (ANSA).

Quello che i rapporti non mettono a fuoco, è la differente visione del futuro che le donne stanno portando avanti anche nel campo dell’ecologia. Uno dei simboli di questa battaglia per salvare il pianeta è rappresentato da Vandana Shiva che qui vediamo insieme a Greta Thunberg, quasi in un emblematico passaggio di testimone, in una bella foto scattata durante la marcia di Parigi il 22 febbraio scorso.

Greta Thunberg davanti al Parlamento svedese (dalla rete)

Greta Thunberg, 16 anni, attivista ambientale dal 2018, in pochi mesi è stata capace di mobilitare una generazione di studenti portandoli nelle piazze di quasi 2000 città in tutto il mondo, per affermare il loro diritto ad un futuro sostenibile; una mobilitazione che pone noi, le generazioni adulte, di fronte alla nostra responsabilità: esserci sottratte al dovere di consegnare loro un pianeta sano e vitale.

La mappa in copertina, tratta dal sito Friday for future, l’organizzazione di cui Greta è leader, è impressionante: è la grafica delle città in cui nella giornata del 15 marzo 2019, milioni di studenti si sono mobilitati in tutti i continenti, Antartide compreso. Sembra impossibile che una ragazzina abbia potuto smuovere tutto questo, eppure Greta è la dimostrazione, come lo è Malala Yousafzai, di quanto la volontà di un singolo individuo possa influire sul mondo.

Naturalmente tutto ciò non lo ha fatto da sola, “Questo movimento doveva nascere, non avevamo scelta“, è quanto riportato in una lettera aperta dell’organizzazione Friday for Future, perché questa giovane donna ha raccolto le istanze già presenti, agendo da catalizzatore per milioni di giovani decisi a costringerci a prendere in mano il futuro della Terra e che, riunite le loro organizzazioni sotto l’hashtag #FFF, sono scesi in piazza.

Greta Thunberg (twitter)

Nelle foto che la ritraggono con il cappuccio giallo e il cartello “Skolstrejk för klimatet” (“Sciopero scolastico per il clima”, tradotto in modi diversi da diverse associazioni nel mondo), il suo sguardo è diretto, un’accusa alla deresponsabilizzazione degli adulti e alla mancata presa in carico da parte dei governi. Un’immagine che sta alimentando in questi giorni una terribile campagna diffamatoria da parte di chi, non contento di rubare il futuro ai propri figli, li denigra per quanto stanno scegliendo di fare. “Non chiedete ai vostri figli le risposte al casino che avete combinato voi” , una risposta lapidaria da parte di una giovane intelligente che, nonostante la sua presa di posizione netta, rimane comunque un’adolescente capace di allegria e di ironia.

 

Il futuro in mano alle ragazze perché Greta Thunberg è soltanto una delle tante giovani donne impegnate per l’ambiente: tra i leader dei movimenti giovanili troviamo infatti soprattutto ragazze. Recentemente l’italiana Ariane Benedikter di Plant for the planet è stata nominata Alfiere della Repubblica dal presidente Mattarella; Anna Taylor, diciassettenne inglese, è tra i fondatori di Uk Students climate network (Ukscn) , le diciassettenni belghe Anuna De Wever, Adelaide Charlier (Youth For Climate) e Kyra Gantois, hanno organizzato la marcia del 2 dicembre 2018 in Belgio; la tredicenne statunitense Alexandria Villasenor che ogni venerdì protesta davanti alla sede dell’ONU; sempre negli USA la sedicenne Nadia Nazar è tra i fondatori del gruppo per la giustizia climatica Zero Hour. Appena più grande di loro, la ventiduenne Luisa Neubauer da diversi anni si occupa di politica ambientale in Germania. Soprattutto ragazze anche in iMatterYouth, l’associazione fondata negli USA nel 2007 dall’allora tredicenne Alec Loorz, e femminili i volti che rappresentano l’australiana School Strike 4 Climate.

Consegna dell’Attestato d’Onore ad Ariane Benedikter (Uff. stampa della Repubblica)
Anuna De Wever, Kara Gantois, Adelaide Charlier         (dalla rete)

 

Quella a cui abbiamo assistito venerdì scorso è una mobilitazione mondiale che non ha nessuna intenzione di fermarsi, e che non ha intenzione di lasciar spazio a coloro che usano il clima per scopi propagandistici o chiudono gli occhi di fronte all’emergenza: autorizzati a parlare nella giornata di venerdì soltanto gli adulti che si battono da sempre per salvaguardare il clima, come il collega del CNR, il geologo Mario Tozzi, presente alla marcia di Roma.

Roma 15 marzo 2019 (Foto Giampiero Ortenzi)
Roma 15 marzo 2019 (Foto Giampiero Ortenzi)
Roma 15 marzo 2019 (Foto Giampiero Ortenzi)

 

 

 

 

 

 

 

Roma 15 marzo 2019 (Foto Giampiero Ortenzi)

 

 

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