Aprile 2020 Proposte

Con aprile Bibliografia Mediterranea pubblica le prime proposte di lettura del 2020, due delle quali dedicate alla Sicilia. Trovate sia il link alla casa editrice, che quello alla recensione che ce ne ha consigliato la lettura.

 

Where Three Worlds Met: Sicily in the Early Medieval Mediterranean. Ithaca, NY: Cornell University Press, 2017. xvii. Pp. 295. ISBN: 978-1501704642.

Sarah Davis-Secord indaga la posizione della Sicilia all’interno delle reti religiose, diplomatiche, militari, commerciali e intellettuali del Mediterraneo, tracciando i modelli di viaggio, commercio e comunicazione tra cristiani (latino e greco), musulmani ed ebrei. Osservando l’isola attraverso un lungo arco di tempo e durante i periodi di transizione da una cultura dominante all’altra, Davis-Secord svela i modelli che hanno definito e ridefinito il più ricco incontro musulmano-cristiano nel Medioevo.

Sul sito Muse Project la recensione di Giovanna Sammerfield 

 

 

The Mediterranean incarnate: region formation between Sicily and Tunisia since World War II. Chicago and London, The University of Chicago Press, 2017, 288 pp. ISBN 9780226451022

L’antropologo Naor Ben-Yehoyada ci porta a bordo del Naumachos per un viaggio di trentasette giorni nelle zone di pesca tra la Sicilia e la Tunisia, in un’esplorazione storica degli ultimi ottant’anni per mostrare come il Mediterraneo sia riemerso come una moderna regione transnazionale. Dal bracconaggio siciliano in territorio nordafricano alla costruzione del gasdotto transmediterraneo, Ben-Yehoyada esamina la trasformazione dell’azione politica, dell’immaginario, e delle relazioni nel Mediterraneo centrale, con particolare attenzione agli importanti legami formatisi tra i siciliani e tunisini che vivono sulle sue acque.

Sul vol. 34/2 di Mediterranean Historical Revue, la recensione di Matei Candea

 

Corey Tazzara: The Free Port of Livorno and the Transformation of the Mediterranean World. Oxford, Oxford University Press, 2017, 364 pp. ISBN 9780198791584

Verso la fine del Rinascimento, il granduca di Toscana invitò mercanti, artigiani e capitani di navi stranieri a stabilirsi a Livorno, che divenne rapidamente una delle città portuali più vivaci del Mediterraneo, con un grande movimento di funzionari, mercanti, marinai e schiavi. Nel 1600 nessuno poteva prevedere che le loro attività avrebbero contribuito a un capitolo nella storia del libero scambio: verso la fine del XVII secolo, l’invito del granduca si era trasformato in un programma generale fatto di ospitalità verso i visitatori stranieri, trattamento liberale delle merci e modello per l’eliminazione dei dazi doganali. Livorno è stato il primo e più riuscito esempio di porto franco in Europa; la sua storia mostra i semi del liberalismo che emergono, non dagli studi di filosofi come Adam Smith, ma dal nesso tra commercio, politica e identità nel primo Mediterraneo moderno.

Sul vol. 34/2 di Mediterranean Historical Revue, la recensione di Renato Ghezzi

 

Traduzione a cura di Rosalba Mengoni

 

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