Aprile 2019

Alternata alla selezione degli articoli, anche questo mese Bibliografia Mediterranea suggerisce alcuni volumi: tratti dalle riviste collazionate nei mesi precedenti, oppure suggeriti da amici e collaboratori. I collegamenti sono diretti all’editore o alla rivista che ne pubblica la recensione.

 

Cominciamo con un Quaderno edito da Mediterranea ricerche storiche, il n. 32: The Mediterranean in the Seventeenth Century: Captives, Pirates and Ransomers, di cui anticipiamo l’abstract dell’autrice, Minna Rozen.

The purpose of this essay is to examine the positions taken by various early-modern states, religions, and organizations on the redeeming of captives in light of the following question: Which played the more important role – piety and religious imperatives, or the pportunity for many people to make a living and even get rich from the activities surrounding the redemption of captives? The answer to this question can help when grappling with such contemporary quandaries as: Should a shipping company bargain with a gang of pirates that have no relation to a specific country over the redemption of their boat, cargo, or sailors that fell captive to them? One should remember that today the boat and cargo are the main goal of the pirates. If the shipping company does not redeem the crew, they will be murdered. One can also ask another question: Should a country negotiate with irrational religious organizations over citizens that fell captive to them? This article does not answer these questions directly, but it can offer important insights.

 

Storie mediterranee, Destini di uomini e cose tra XV e XIX secolo, Paolo Militello ci invita qui a seguirlo nel suo percorso, del tutto atipico e personale, della storia della Sicilia e del Mediterraneo. Un percorso organizzato intorno a sei episodi particolari che ci permettono di guardare questa storia da un punto di vista differente… La sua ricerca, come ogni ricerca storica, deve il suo fascino al confronto, mai concluso, con l’incertezza. Tocca ormai ad ogni lettore reagire, e organizzare la sua lettura. (dalla Postfazione di Maurice Aymard). (Carocci, 2018)

 

 

Giudici e corsari nel Mediterraneo. Il Tribunale delle prede di Sicilia 1808 – 1813 di Rita Loredana Foti. In età napoleonica, durante il blocco continentale-negli anni del protettorato inglese sulla Sicilia-il Mediterraneo è lo scenario di un’indiscriminata guerra di corsa sotto tutte le bandiere che impone restrizioni agli scambi mercantili. Navigli nemici o persino neutrali sono una buona preda anche per i corsari di Sicilia, che corrono dal Tirreno all’Adriatico ai mari della Barberia a caccia di ricchi bottini di merci e uomini. La corsa sotto bandiera di Sua Maestà siciliana, assecondata da una legislazione favorevole e sorretta da una specifica magistratura, il Tribunale delle prede, si dispiega dal 1808 al 1813. I corsari della regina e di armatori privati, il capo di Alta polizia e il console ottomano, grandi armatori, il giudice coscienzioso e gli altri protagonisti, scambiandosi posizioni e ruoli, ci restituiscono un frammento di storia sinora inesplorata. Prendendo in esame le interazioni tra corsari e giudici e analizzando l’intreccio tra i principi giuridico-normativi di giusta preda, gli accordi diplomatici, l’interesse commerciale e la volontà nazionale e patriottica, il libro indaga alcuni aspetti cruciali della guerra di corsa alla vigilia della sua abolizione. (Istituto Poligrafico Europeo, 2016).

 

I giorni di Dio. Il viaggio e il tempo tra Occidente e Islam. Il percorso di Massimo Campanini tra Islam e Occidente ha inizio dal mito di Odisseo, attraversa il pensiero di Dante, pellegrino celeste e profeta politico, lettore compartecipe e profondo del poema omerico, riflette sull’ascensione celeste del Profeta Muhammad e arriva fino al filosofo-poeta indiano Muhammad Iqbāl, epigono di un Nietzsche sottratto al suo stereotipo di pensatore “maledetto”. Dopo L’Islam, religione dell’Occidente, un’altra opera preziosa per ricercare nei concetti di viaggio e di tempo le radici e le affinità tra due universi culturali erroneamente dipinti come distanti, ma originati dalla medesima radice abramitica. (Mimesis, 2019)

 

 

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