Adulterio: il mito di Lucrezia

La nascita della Repubblica Romana nasconde dietro la tragica vicenda di Lucrezia, moglie bellissima di Collatino. Una sfida tra amici ha cambiato le sorti della storia romana: ripercorriamone alcuni passi, soffermandoci sul successo posteriore.

 

Tito Livio, storico romano autore della Storia di Roma Ab Urbe Condita, ci racconta l’episodio che vede protagonista Lucrezia come uno dei miti fondativi della storia di Roma. Il mito sancisce la fine del dominio dei re etruschi e apre la strada della Repubblica Romana.

  1. Il racconto

Collatino, giovane marito di Lucrezia, beveva con i suoi commilitoni negli accampamenti militari, quando il discorso, nell’euforia del vino, prese una piega di sfida: in gioco c’era la fedeltà, l’onestà e la bellezza delle proprie mogli rimaste a Roma. Nel gruppo di soldati c’era anche Sesto Tarquinio, figlio ed erede dell’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo. Gli uomini decisero di montare a cavallo e cogliere le proprie mogli di sorpresa nelle loro case e scoprire chi fosse la migliore.  Tutte sorprese a far festa tranne una: Lucrezia era indaffarata con i rammendi domestici, così vinse la gara delle mogli. Sesto Tarquinio ne fu subito affascinato, tanto che decise di tornare a trovarla da solo. La visita non fu di cortesia: durante la notte minacciò di ucciderla e di metterle il cadavere di un servo nudo nel letto (il grado più basso di adulterio), se non avesse acconsentito ad avere rapporti sessuali con lui. Lucrezia per non permettere a Sesto di dare questo disonore al marito, si concesse. Dopo che Sesto fu ripartito, convocò il marito Collatino e il padre, Spurio Lucrezio. Denunciò il fatto e decise di uccidersi, chiedendo a loro di punire severamente il colpevole.

 

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     2.  La macchia di adulterio

Secondo il saggio Il corpo e il reato: la Lucrezia violata di Costanza Barbieri, docente di storia all’Accademia delle Belle Arti«per la legge romana patriarcale Lucrezia si è macchiata di adulterio perché ha acconsentito a Sesto Tarquinio». L’adultera, colta in fragranza di reato poteva essere uccisa o consegnata per la pena capitale dal marito, così come dal padre. La donna violata non poteva più garantire la discendenza patrilineare certa, provocava una turbatio, potendo generare dei figli impuri, illegittimi. Dal latino adulterare significa proprio alterare la prole

La decisione di uccidersi, pone Lucrezia sullo stesso piano del marito e del padre: assume un ruolo maschile e decide lei per la propria vita.

 

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   3. Il mito e i pittori del 500

Molti elementi di questa storia sono stati amati e valorizzati, soprattutto nella metà del Cinquecento. Raffaello, Marcantonio Raimondi, il Sodoma, Parmigianino ci hanno lasciato un’immagine di Lucrezia consapevole della propria uccisione, un’eroina che risplende dopo secoli nelle corti.

Queste raffigurazioni del Cinquecento possiedono dei particolari simili: «la nudità quasi integrale. – continua Costanza Barbieri – Questa nudità fuori contesto può avere molte spiegazioni:

  • il corpo allude alle caratteristiche di quella persona, la sventura di Lucrezia, infatti, risiede nella sua bellezza;
  • una delle cause del riemergere del mito di Lucrezia è stato il ritrovamento di una statua romana nuda, ritenuta erroneamente raffigurazione dell’eroina romana;
  • il suo corpo erotico è colpevole di aver creato occasione di adulterio. Tale agli occhi di uno spettatore maschile, e non come colpa oggettiva.»

Nel pensiero umanistico il mito di Lucrezia diviene centro del dramma: il suo corpo rappresentato nella pittura assume una forma di ambiguità. Se da una parte Lucrezia è riconosciuta come casta e fedele nella sua nobile scelta di suicidio, dall’altra contrasta la sua bellezza erotica e seducente

 

Parmigianino: Lucrezia Romana (1540)

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